mercoledì 4 marzo 2015

Custodire la forma, liberare le possibilità

L'analisi filosofica ambisce ad essere una terapia dell'esistenza per l'uomo occidentale. La sua capacità di "cura" non va misurata con il metro della medicina, bensì attraverso le dinamiche di una presa di consapevolezza allargata che riguarda, né più né meno, il nostro posto nel mondo. L'antropologia e la filosofia, dando slancio alla psicologia e liberandola dall'adesione acritica all'individualismo moderno, ci ricordano che la costruzione dell'identità personale è un processo che dura una vita e attraversa una serie di passaggi esistenziali delicati. Le culture umane esistono proprio per "mettere in forma" il soggetto includendolo in un gruppo umano di riferimento, mettendolo al riparo da quelle "crisi di presenza" di cui ha parlato magistralmente Ernesto De Martino. L'antropopoiesi ha il compito difficile e fondamentale di fornire dei contorni chiari al percorso di individuazione soggettivo, senza per questo soffocare il campo del possibile e le molteplici variazioni sul tema che la vita singolare può realizzare riconoscendosi parte attiva nel mantenimento o nella lenta trasformazione di un mito condiviso. L'analisi filosofica, con l'intento di recuperare l'antica vocazione terapeutica della filosofia e di spingere la psicoanalisi verso il riconoscimento della dimensione storico-culturale a cui appartiene, si propone oggi come libera ricerca di senso basata sull'incontro di due persone. Cellula di una socialità esplosa che, ripartendo dal due, dall'intimità della stanza d'analisi, cuce le ferite dell'atomismo contemporaneo, valorizza l'individuo nel suo essere intreccio di mondi e rilancia una cura di sé che è possibile solo nel riconoscimento della cura dell'altro. Come suggerisce l'amico e filosofo Massimo Diana, la filosofia che cura si traduce in un processo mai concluso di umanizzazione, sempre aperto a trascendere le forme ossificate dell'abitudine e a condurre la persona verso un salto di qualità nella propria vita. Su questi temi una riflessione molto interessante è quella di Stefania Consigliere: http://www.laboratoriomappe.org/documenti/biblio/CONSIGLIERE_Potenza_e_nostalgia.pdf

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