domenica 22 febbraio 2015

Ancora sull'Amore: un'immagine


Ho avuto il piacere di presentare pubblicamente il nuovo libro dell’amico filosofo Moreno Montanari. “Gli equivoci dell’amore” (Mursia, 2015) è un’opera veramente riuscita, perché tratta il tema dell’Amore senza impoverirlo, interrogando quest’esperienza vitale e sfuggente al crocevia tra filosofia, psicoanalisi e spiritualità. Ascoltando Montanari – che è come me un analista biografico a orientamento filosofico – e lasciando che gli argomenti del suo lavoro si intrecciassero ai miei pensieri sull’amore, mi è sembrato in un lampo di scorgere con chiarezza il rapporto complesso e dialettico che lega le coppie concettuali infinito/finito e dare/ricevere, così importanti per illuminare l’essenza dell’amore nel suo incarnarsi in concrete storie di vita. L’amore è dono totale di sé senza contropartita? Oppure è l’esempio più alto di un egoismo “funzionale” che reca soddisfazione al soggetto quanto più esso si nutre del suo “oggetto” d’amore? E’ ovvio che l’intero processo dell’amore perde la sua qualità principale, la reciprocità, se lo spezzettiamo in false opposizioni. Va quindi ricordato, a scanso di equivoci, che l’amore viene minacciato in egual misura dall’egoismo possessivo e dal sacrificio ostentato nei confronti dell’altro. Ciò accade di frequente quando, secondo la teoria dei sistemi, i partner si vivono nel chiuso del loro rapporto a due, senza riuscire a prendersi cura di quel Terzo che è la Relazione che li unisce. Ci aiuta a uscire dal circolo vizioso delle incomprensioni la teoria del dono formalizzata da Marcel Mauss. Nelle società cosiddette tradizionali, in alternativa agli scambi utilitaristici (baratto, compravendita, ecc.), ha sempre ricoperto un ruolo fondamentale il circuito del dono, caratterizzato da tre azioni rituali importantissime: Dare, Ricevere, Ricambiare. Se applichiamo questa chiave di lettura all’Amore possiamo finalmente superare la dicotomia tra la nostra felicità e quella dell’amata/o. L’immagine che ha preso forma in me, dopo un’intensa conversazione con l’autore del libro, è stata improvvisa e qui posso solo riportarla senza la pretesa di spiegarla in dettaglio: L’Amore è un processo trascendentale. Come la luce si rende visibile posandosi sugli oggetti (altrimenti non riusciremmo a vederla), così l’Amore può realizzarsi solo mediante i soggetti che si amano. In questo senso diremmo che l’Amore è Vita che per esprimersi ha bisogno di concrete forme di esistenza, nel nostro caso di esseri umani che permettano all’Amore/Vita di scorrere attraversando i protagonisti dell’esperienza secondo il circolo virtuoso del Dare, del Ricevere e del Ricambiare. Ecco allora che il cosiddetto egoismo (che altro non è che la necessità di soddisfare i nostri bisogni profondi) e il cosiddetto altruismo (che altro non è che il piacere di donarsi aumentando con questo la potenza di vita di sé, dell’altro e della Relazione) diventano, quando rimangono momenti consapevoli del passaggio dell’Amore, fasi imprescindibili e interconnesse di un'unica esperienza che eccede il nostro Io includendolo in Qualcosa di più grande. La questione centrale, in definitiva, è che nessuna fase determinata sequestri il flusso infinito dell'Amore trattenendolo per sé, ma piuttosto consenta ad esso di passare con la piena fiducia del suo ritorno.
  

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