mercoledì 3 dicembre 2014

Il Tempo della Trasformazione

Una persona molto gentile, dopo la mia recente presentazione del libro "Psiche e città. La nuova politica nelle parole di analisti e filosofi" a Milano, mi ha scritto una bella email parlando del nostro rapporto con il tempo in questa epoca dominata dalla fretta e dall'angoscia. Nella storia dell'umanità il tempo è stato inteso nelle maniere più diverse, tuttavia si sono imposti sugli altri il modello ciclico (quello delle stagioni, per semplificare) e quello lineare progressivo (introdotto a tutti gli effetti dal cristianesimo nell'ottica escatologica di una storia che procederebbe verso il suo compimento). Va detto onestamente che la stessa tradizione cristiana, a partire proprio dalle parole di Gesù, sembra alludere a scenari temporali differenti. Lo ha compreso Raimon Panikkar quando ha coniato il concetto di "tempiternità". "Il Regno di Dio è tra di voi" dicono alcuni, oppure "il Regno di Dio è dentro di voi" dicono altri. Fatto sta che storia ed eternità convivono fin da ora e si compenetrano in ogni istante. Questa visione ha profondissime ricadute morali, psicologiche, spirituali e politiche. Nella email al mio cordiale interlocutore ho fatto cenno, senza originalità ma con qualche entusiasmo, a un'idea di tempo raffigurabile come una spirale in perpetua evoluzione. Il centro della spirale è e rimane l'Eterno, al di là di qualsiasi possibile localizzazione spazio-temporale, ma ciò non impedisce al processo della vita di procedere creativamente anche sul versante della Storia. Abitare consapevolmente la tempiternità significa, sul piano della trasformazione individuale e collettiva, abbandonare l'accettazione passiva di una storia ridotta a destino immutabile (versione fatalista spesso associata alla circolarità del tempo) e rinunciare al culto del "paradiso che verrà" (visione escatologica che svaluta il presente perché non assomiglia ancora al sogno finale di una cultura: su questo il cristianesimo ufficiale e il marxismo "scientifico" hanno mostrato decisive coincidenze). Vivere ogni momento nella sua ricchezza, lottando in modo non violento per tutto ciò che è giusto, bello e vero: questo è l'antidoto allo sconforto e alla depressione di questa epoca appiattita sul qui e ora del consumo compulsivo. La trasformazione che ci serve, in altre parole, è radicale, graduale e investe inevitabilmente la questione del Senso. Sul piano politico, come è stato suggerito dal filosofo Roberto Mancini, registriamo il tramonto della finta opposizione riformismo/rivoluzionarismo. Il passo dell'uomo, insomma, non sia affrettato e le sue azioni rinuncino tanto al massimalismo quanto all'accettazione irresponsabile di un mondo ingiusto e sempre più brutto. La spirale di questa avventura tempiterna ci chiede di cambiare, di lasciare i vecchi approdi e di fare la nostra parte per costruire da subito la Pace, dentro e fuori di noi.

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