lunedì 20 ottobre 2014

Saggezza sempreverde


Ieri mi ha illuminato e fatto sorridere la saggezza antica di Epitteto (Manuale, edizioni Garzanti, 2012, pag. 7). "Non inorgoglirti per un merito che non ti appartiene. Se fosse il cavallo a vantarsi: "sono bello", si potrebbe anche accettarlo; ma quando tu orgogliosamente dici "ho un bel cavallo", sappi che ti stai vantando di un pregio del cavallo. Cos'è davvero tuo, dunque? Il tuo comportamento di fronte alle rappresentazioni. Perciò, quando ti regoli secondo natura nell'uso delle rappresentazioni, allora potrai essere fiero: perché in quel momento lo sarai per un bene che è tuo". L'etica antica, e in particolare quella stoica, chiedendoci di non perdere la testa inseguendo ciò che non dipende da noi (denaro, potere, fama...), e suggerendo il massimo impegno filosofico nel coltivare una vita morale in armonia con la Ragione universale, sembra oggi lontana anni luce dalle capacità ricettive dell'uomo contemporaneo. Forse perché la ricerca del piacere e di emozioni intense è stata sdoganata dalla società dei consumi. Eppure - e qui viene in nostro soccorso il divino Epicuro - se esercitassimo un po' di giudizio ci accorgeremmo che i piaceri che ammiccano dagli schermi e dai manifesti turbano sovente il nostro equilibrio e ci lasciano svuotati, invece di appagarci. Forse perché nessun oggetto particolare può saziare l'infinito desiderio umano? Quale che sia la risposta, dall'antichità fino ad oggi sono cambiate tante cose, alcune sicuramente in meglio, ma la saggezza universale sa sempre stupirci. Mentre le mode passano, le vie della sapienza si rinnovano conservando il loro eterno interrogare.

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