martedì 14 ottobre 2014

Il parto del silenzio


Strumento e metodo dell'analisi è la personalità stessa dell'analista. E' dunque necessario riconoscere in se stessi, sul piano fenomenologico, quelle reazioni comuni che incontriamo sovente durante il colloquio con i nostri analizzanti. Perché non potremo mai insegnare a nessuno a prendersi cura di sé, se prima non avremo avvertito nella nostra anima il medesimo spaesamento. Non vogliamo dunque essere speciali, noi analisti filosofi, al contrario: amiamo la nostra unicità come proprietà emergente di una comune appartenenza all'umanità. Ora, però, un piccolo episodio autobiografico. Qualche giorno fa ho visitato uno splendido borgo nel maceratese. Entrando in una chiesa mi sono trovato immerso in un silenzio profondo. Solo i miei passi e quelli della mia compagna risuonavano nell'edificio. Non è stato facile stare in due in quel silenzio. Per un attimo ho avuto paura e, forse per superare l'imbarazzo di essere con un'altra persona in questo attimo sospeso e indecifrabile, ho pronunciato qualche frase sottovoce. Così, per riempire il vuoto. Piccolo episodio decisamente rilevatore! Il silenzio è una dimensione originaria, antichissima, largamente boicottata dalla società dello spettacolo e dal suo rumore di fondo. Nel silenzio un incontro autentico è possibile, e se la parola sorge da un silenzio prima sopportato poi amato, sarà allora una parola colma di senso e non più una difesa. Fare silenzio in analisi vuol dire porsi in ascolto delle parole e dei silenzi dell'altro. Da questo vuoto nasce ciò che è tanto imprevedibile quanto atteso. In un percorso di conoscenza di sé il confronto con il silenzio è inevitabile, come lo è l'attraversamento del deserto per chi voglia aprirsi allo Spirito. Un silenzio prolungato, nello spazio d'analisi, può essere a volte interrotto da una domanda finalizzata alla condivisione: "Cosa succede dentro di te?", "Ti va di condividere quello che stai provando?", ma più spesso la prova da superare è quella di non disturbare il silenzio, di non forzare l'istante incanalando le emozioni verso una direzione preconfezionata. Se l'analista si permette di abitare lo spazio-tempo potenziale del silenzio, nonostante la sorpresa e il turbamento che suscita in lui la sospensione momentanea del logos, è probabile che, con i suoi tempi, impari a fare lo stesso anche l'analizzante. E lo faccia finalmente senza paura. Particolarmente fecondo, va detto, è il silenzio che accompagna il processo di composizione dei quadri tridimensionali nel Gioco della Sabbia. Lì gli affetti prendono forma in una meditata istantanea di senso. Tra il silenzio dell'analista e le rare parole pronunciate dall'analizzante è appena udibile solo il fruscio della sabbia tra le mani.

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