domenica 26 ottobre 2014

Dall'adattamento alla ricerca del senso


La psicologia dovrebbe interrogarsi più spesso sulle sue stesse premesse storiche e filosofiche. Il nostro approccio all'essere umano e l'idea di salute mentale che ci facciamo muovono da convinzioni metapsicologiche (dunque antropologiche e, in senso ampio, filosofiche). Indagare le proprie cornici di precomprensione aiuterebbe a evitare errori e fraintendimenti, ma soprattutto permetterebbe allo sguardo psicologico di posarsi sul mondo e sulle dinamiche culturali che eccedono le vicende del romanzo familiare. Come ho già ricordato nel libro "Psiche e città. La nuova politica nelle parole di analisti e filosofi" (IPOC, 2014) l'individuo, alla nascita, si trova a vivere dentro una famiglia che è già immersa in un gruppo umano allargato, con le sue regole, con i suoi divieti e con una precisa divisione del lavoro. Ciò significa che il processo di adattamento alla realtà del bambino sarà certo mediato dalla famiglia di origine, ma come preparazione al vivere comune che è disciplinato da tutta una serie di aspettative, di interdetti e di possibilità caratteristiche del periodo storico di appartenenza. Secondo la tipologia psicologica di Jung (terapeuta-filosofo come pochi altri) il soggetto sviluppa un atteggiamento predominante (estroverso o introverso) e, per disposizione naturale o per educazione, tende a specializzare a fini adattivi una o due funzioni della coscienza (pensiero, sentimento, sensazione, intuizione). Ciò significa che qualunque adattamento al mondo è destinato inevitabilmente a lasciare in ombra le funzioni psicologiche meno differenziate. Diventare adulti, infatti, significa anche privilegiare alcuni aspetti di sé rispetto ad altri, con lo scopo di adattarsi alla società e di sopravvivere. Ecco allora che Romano Màdera può scrivere, nel suo "Carl Gustav Jung. Biografia e teoria" (Bruno Mondadori, 1998 pagg. 104-105,): "Anche se tutta la fase adattiva procedesse di successo in successo, a un certo punto, se non altro perché la vita declinante  impone le sue domande di senso non solo circa la riuscita adattiva, ma all'interezza dell'individuo nel bilancio della sua vita, la parte inconscia e trascurata richiede di venir presa in considerazione. In questo senso la patologia non è più confinabile alla sola distorsione di un "normale" sviluppo evolutivo: può certo trattarsi di questo... ma può accadere, anzi accade in tutti, persone normalissime comprese, che una difficoltà qualsiasi  - e la vita non ne è certo avara! - faccia emergere la necessità di ascoltare quanto in noi non ha trovato espressione ed elaborazione adeguata". Diventare se stessi, quindi, è un compito centrale che non può mai considerarsi concluso, che richiede un esercizio costante di conversione, di orientamento verso una vita autentica. L'auspicio è che, come accade nell'analisi biografica a orientamento filosofico, maturi nel nostro tempo una cura del Sé che valorizzi i contributi preziosi della psicologia del profondo, della filosofia come modo di vita, della spiritualità e della critica socio-politica. Per quanto riguarda la psicologia, da cui siamo partiti, l'augurio è che essa riprenda ad abitare il mondo con le sue laceranti contraddizioni, integrando l'ascolto appassionato delle storie di vita con una rinnovata comprensione dell'attuale fase del capitalismo globale. Perché "Psiche vive nella Storia" e l'angoscia del presente va ben al di là delle mura della camera da letto di mamma e papà.

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