domenica 28 settembre 2014

Valenze politiche dell'analisi

L'analisi può incarnare, nell'intimità della relazione intersoggettiva, un'occasione di cambiamento che ha riflessi importanti sulla vita sociale e politica della persona. Proprio perché si lavora sull'interezza della persona, non è possibile che un percorso risulti neutrale rispetto a possibili scelte di vita che coinvolgono il rapporto del singolo con la collettività. Eppure, lungi dal ridurre il concetto di "politica" alle quotidiane scaramucce tra i fronti opposti che si scontrano in Parlamento e nei contenitori usurati dei talk show di approfondimento, è utile pensare a un ruolo politico nobile per l'analisi psicologica e/o filosofica. In un bel libro intitolato "Mistica e Psicoanalisi" Michael Eigen, parlando di Bion, afferma: "Se le bugie avvelenano, la verità esplode. Porsi di fronte alla verità della propria vita fa esplodere la bugia che si sta vivendo. La psicoanalisi può essere pericolosa perché porta a un ribaltamento dell'esistenza; l'analista fa necessariamente parte di un sostegno sovversivo, almeno nella misura in cui egli favorisce la riconfigurazione e la riformulazione della vita". Queste parole le sento consonanti con il mio modo di intendere e di vivere l'analisi biografica a orientamento filosofico. Essere un sostegno sovversivo per l'altro non significa affatto condizionarlo o indottrinarlo per ottenere un cambiamento già progettato nella mente dell'analista. Tutt'altro. Qui è in questione la capacità dell'analista di mettere tra parentesi convinzioni, aspettative e pregiudizi, liberando l'analizzante dalla gabbia delle sue stesse aspettative e dei timori che sempre vengono alla luce quando ci si dispone, anche esitando, a intraprendere l'opera di verità. L'analisi è uno spazio pericoloso solo nel senso che è uno spazio di libera conoscenza di Sé. Questa libertà, che non sopporta a lungo l'autoinganno e il conformismo, rappresenta a sua volta un pericolo per il potere. Perché la ricerca di un senso nella propria vita mal si combina con la passiva ricezione di comandamenti calati dall'alto. Vi è dunque un potenziale trasformativo tutt'altro che neutro nel lavoro analitico. Sempre Eigen, difatti, aggiunge: "Molti hanno paura di entrare in analisi perché sentono che la verità della loro vita sconvolgerà ciò che hanno costruito". La mia esperienza è che alla paura segue spesso un inatteso senso di liberazione. Diventare se stessi costa certo dolore e fatica, ma schiude la possibilità di vivere una vita autentica, capace di sottrarsi gradualmente alle illusioni di un'epoca centrata sul piacere di non sapere e sul desiderio di non vedere.

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