martedì 23 settembre 2014

L'analisi tra biografia e trascendenze


L’analista biografico a orientamento filosofico (abof), diversamente da chi pratica la consulenza filosofica, non punta in prima istanza a rendere espliciti e a esplorare razionalmente i presupposti “filosofici” che guidano l’interlocutore nella lettura della realtà e nella giustificazione dei propri comportamenti. Se invece paragoniamo la sua professionalità a quella dei diversi operatori attivi nel campo clinico e psicoterapeutico, possiamo affermare che l’abof non vuole guarire l’altro da alcunché, se guarire significa – secondo il linguaggio medico ancora prevalente – eliminare sintomi, correggere modelli cognitivi patologici, ristabilire un presunto stato di funzionamento antecedente al disagio. La terapia dell’esistenza che l’analisi filosofica propone agli esseri umani che si credono “sani”, origina piuttosto nel punto di intersezione tra la filosofia come modo di vivere e la psicologia del profondo. La sofferenza e l’inquietudine, che nella nostra esistenza possono essere suscitate dai numerosi traumi, piccoli o grandi, che quotidianamente lacerano la pretesa di una vita “normale”, vengono riconosciute dall’abof come un combinazione inseparabile di contenuti affettivi e ideativi. Su entrambi i versanti si lavora per rendere possibile una presa di consapevolezza che sia dinamica e ampia, con l’obiettivo di stimolare nell’analizzante un confronto con gli aspetti di sé abitualmente trascurati o rimossi. La “novità” dell’approccio abof, se così si può dire, sta nel fatto che la paziente ricucitura delle scissioni presenti nel campo esistenziale non viene messa solo al servizio dell’Io. In altre parole: la padronanza e il controllo – delle emozioni, dei propri comportamenti, dei pensieri, ecc. – è un passaggio intermedio che non si vuole mai totalmente compiuto. D’altronde una vita interamente prevedibile e gestibile non sarebbe altro che una cosa morta tra le nostre mani. La meta del viaggio, laddove l’analizzante abbia abbracciato la possibilità di una veritiera conoscenza di sé, è invece quella di aiutare la persona a riconoscersi come parte inclusa in una dimensione dell’Essere che trascende le coordinate usuali dell’io e del mio. Convinzione della filosofia da sempre, infatti, è che vi sia “salvezza” solo oltrepassando le fissazioni collegate all’autointeresse e all’autoaffermazione a tutti i costi. Questo, sia chiaro, non per paura di perseguire desideri e obiettivi personali, ma per consapevolezza della natura insatura del desiderio umano. Desiderio infinito che, come ricorda Romano Màdera, può trovare pace solo sostando nella sua stessa apertura. Ci chiediamo allora se l’analisi biografica a orientamento filosofico non si configuri, forse inaspettatamente, come una specie di cammino spirituale adatto ai nostri tempi alquanto scettici nei confronti delle religioni tradizionali. La risposta è affermativa e mette a fuoco un’ulteriore peculiarità dell’abof, ovvero quella secondo la quale un percorso di trasformazione personale necessita, per essere autentico e duraturo, di esercizi appositi che vadano ben oltre il termine dell’analisi. Parliamo quindi di una nuova postura esistenziale, da coltivare e perfezionare nel tempo. Perché la felicità è semplice, ma difficile da raggiungere.

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