sabato 27 settembre 2014

La sapienza del sogno


Negli ambienti neofreudiani e, inaspettatamente, anche nel campo degli ultimi seguaci di Jung, l’analisi dei sogni ha perso quella centralità che aveva permesso a Freud di definire il sogno la “via regia” per raggiungere l’inconscio. Di questo sono responsabili gli avanzamenti teorici relativi alle sintonizzazioni emotive e alla gestione delle dinamiche transferali, ma anche le conquiste recenti effettuate dalle cosiddette neuroscienze. Questa evoluzione non va guardata con sospetto, anzi. L’importanza del rapporto intersoggettivo tra analista e paziente, nonché la priorità di impostare nel qui e ora una relazione terapeutica basata sull’empatia e sul contenimento emotivo, meritano tutta la nostra considerazione. Ciò che tuttavia stupisce è l’eclissarsi di un continuativo e consapevole lavoro sui sogni. Crediamo infatti che sia una perdita notevole, per l’analizzante e per il professionista, abbandonare l’esplorazione condivisa della dimensione onirica nella vita personale. L’analista biografico a orientamento filosofico (abof) non può permettersi una disattenzione del genere. Le immagini spontanee che, nel sogno, ci giungono dai luoghi profondi della psiche (quasi sempre inaccessibili durante lo stato di veglia), permettono infatti all’individuo di mantenere aperta la sua capacità di immaginare altrimenti, dunque di dare sensi alternativi agli accadimenti della vita. Nel sogno, in altre parole, tocchiamo la radice prima del nostro essere “animali visionari” e riusciamo a prendere in considerazione altre chiavi di lettura della realtà. Sondando il campo dinamico delle diverse possibilità interpretative l’analisi restituisce alla persona, che è coinvolta in questo processo di ricerca, la fiducia nelle proprie capacità di trasformazione dei dati oggettivi. D’altronde la realtà, per gli uomini, non è mai semplicemente un fatto naturale, bensì una costruzione culturale fortemente segnata dall’immaginazione creatrice. È quindi facile comprendere come il sogno offra a ciascuno di noi nuove prospettive per affrontare problemi e situazioni che parrebbero ormai senza via d’uscita. Tuttavia sarebbe sbagliato ritenere che l’invito a lavorare sui sogni coincida, per la coppia in analisi, con una produzione sregolata di ipotesi interpretative. Non tutto ha lo stesso valore per chi sogna! È qui allora che l’ermeneutica simbolica, intesa come studio appassionato del linguaggio narrativo e figurale, trova la sua ragion d’essere. Analizzare un sogno, infatti, è possibile solo facendo interagire testo e contesto, ovvero trama onirica e situazione di vita del sognatore. La sensatezza o meno di un’interpretazione dipende, quindi, da un paziente lavoro di tessitura che getta ponti tra i movimenti profondi della vita interiore del soggetto e le condizioni effettive di interazione con gli altri nella cosiddetta realtà consensuale (la realtà “esterna” di tutti i giorni). Mantenere aperto il dialogo con la fonte originaria dei nostri sogni vuol dire anche, in una prospettiva più filosofica, riconoscere che i cambiamenti decisivi nell’esistenza non sono mai solo il frutto di scelte coscienti e volontarie. In questo modo il nostro Io può finalmente accettare il paradosso secondo cui le grandi scelte della vita – quelle che lo investono del fondamentale compito di essere responsabile delle proprie azioni – non sono primariamente delle decisioni deliberate e razionali, bensì delle risposte complesse e coraggiose a una chiamata che proviene da un altrove misterioso.

 

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