martedì 16 settembre 2014

Il Counseling



Il counseling, come sostegno esistenziale di breve durata, si rivolge a soggetti in momentaneo stato di crisi, desiderosi di ricevere un ascolto attento, empatico e non giudicante. Fare counseling non significa dare consigli, bensì accompagnare il cliente in un cammino di consapevolezza che unisca, in ogni fase del percorso, rispetto di sé e senso di responsabilità. Chi sceglie un percorso siffatto richiede al professionista una comprensione evoluta che faciliti l’esplorazione graduale delle risorse e delle capacità necessarie per fronteggiare autonomamente un determinato problema personale e/o relazionale. Il counselor aiuta dunque la persona a riprendere contatto con i suoi punti di forza, maturando una maggiore autostima e ritrovando fiducia nei propri mezzi. Un obiettivo ulteriore è quello di stimolare nel cliente una presa di decisione responsabile sull’andamento della propria esistenza, promuovendo lo sviluppo di capacità orientate alla soluzione dei problemi e alla prevenzione dello stress. La ricerca di un autentico benessere è centrale nel counseling e viene resa possibile grazie alla qualità del rapporto umano che si instaura tra il cliente e il professionista.

La figura del counselor, in Italia, opera facendo riferimento alla Legge dello Stato n. 4/2013 (“Disposizioni in materia di professioni non organizzate”). Le sue attività rientrano nell’area della prevenzione e delle promozione della salute. “Consapevolezza” e “comunicazione” sono le due parole chiave di una pratica di aiuto che, per definizione, non si indirizza a soggetti che soffrono di sintomi invalidanti e/o di disturbi di lungo periodo (spesso collegati a precise carenze evolutive). Queste persone potranno invece rivolgersi con fiducia ad altri professionisti che lavorano nel settore sanitario (psicologi, psicoterapeuti, psichiatri).

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