domenica 21 settembre 2014

Dare e Ricevere


La logica del dono, come numerosi studi dimostrano a sufficienza, ha la finalità implicita di promuovere la reciprocità tra le persone; non un banale “dare per ricevere” quindi, bensì un dare senza desiderio di contropartita che, tuttavia, genera spesso da parte dell’altro un ritorno di gratitudine e amore. In altre parole, donare significa rinforzare, senza alcuna costrizione, l’intensità di un legame alla pari. Nell’insegnamento comune a tutti i grandi cammini sapienziali e religiosi, il legame viene cercato non solo con parenti, vicini e altri soggetti appartenenti al medesimo gruppo sociale, ma anche con gli estranei, gli ultimi, gli stranieri. In una società, la nostra, che ha scelto la modalità del contratto come prassi quotidiana per regolare gli scambi tra persone, il movimento misterioso e vitale del dare e ricevere si è ridotto al gioco degli interessi privati (al principio contabile del “do ut des”). Lo scambio commerciale, sostituendo in quasi tutti i campi della vita la logica del dono e della comunione, ha obiettivamente sortito due effetti “antropologici” di prima grandezza. Da un lato ha ampliato, almeno in linea di principio, la libertà dei singoli individui rispetto ai vincoli della socialità primaria e secondaria (una volta esaurita una transazione economica i protagonisti dello scambio non sono obbligati a rivedersi o a frequentarsi), dall’altro ha trasformato ogni dare nel “diritto” di ricevere in cambio, di ottenere per sé, di accumulare merci e beni di valore. A questa pretesa sempre più diffusa oppongono una luminosa resistenza le numerose iniziative di volontariato e solidarietà che, rifiutando la logica dello scambio commerciale come unica forma di relazione tra gli esseri umani, coltivano degli spazi di condivisione estranei alla visione del mondo propagata dall’utilitarismo. Questi aspetti sociali e culturali, qui descritti inevitabilmente per sommi capi, sono comunque il risultato di un processo secolare che, intrecciando fattori economici, politici e religiosi, ha dato vita al concetto di “individuo moderno”. Crediamo però che, sul tema complesso del dare e del ricevere, debba posarsi anche uno sguardo psicologico. Se pensiamo infatti alla vita del bambino, e al suo percorso di sviluppo segnato dall’interazione continua tra componenti ereditarie e ambientali, possiamo affermare che nei primissimi anni di vita è normale che il cucciolo d’uomo sia – diciamo così – decisamente spostato sulla polarità del ricevere. I bambini, deve essere chiaro, hanno diritto durante l’infanzia a ricevere cure e attenzioni dai genitori senza alcuna preoccupazione di restituire o ricambiare questo amore. In sintesi: l’adulto dona, il piccolo riceve. In seguito, se questa fase nutritiva e ricettiva viene attraversata in modo positivo e senza eccessive carenze di sintonizzazione emotiva, sarà naturale che il bambino maturi la capacità (per certo già presente, ma rimasta sullo sfondo) di cogliere i bisogni degli altri, di dare, di donare qualcosa di suo superando l’autointeresse come stella polare dell’esperienza infantile. Volgendo ora la nostra attenzione alle dinamiche socioculturali dominanti, possiamo notare che la civiltà dei consumi, governata dalle leggi dello scambio commerciale e da un onnipresente desiderio di possesso, sembra aver prolungato deliberatamente le pretese infantili insite nella fase orale dello sviluppo. Tutto questo affinché le persone non possano accontentarsi di ciò che hanno e, soprattutto, di ciò che sono. Tali considerazioni, tutte insieme, hanno importanti riflessi nell’area della cura esistenziale; infatti è facile riconoscere quanto sia importante, soprattutto in un lavoro di analisi che sia orientato filosoficamente, districare pazientemente tra loro i fili di un groviglio biografico che – non potrebbe essere altrimenti – si compone di eventi legati tanto all’età dello sviluppo e al rapporto con l’ambiente familiare, quanto alla partecipazione dell’individuo alla storia del proprio tempo, con tutti i condizionamenti caratteristici di un’epoca culturale fortemente individualista e centrata sul principio di soddisfazione istantanea dei bisogni. È al crocevia tra questi elementi, che concorrono insieme a plasmare la storia di vita di un essere umano e a renderlo se stesso, che dobbiamo cercare la possibilità di promuovere un nuovo equilibrio vitale tra dare e ricevere. Un equilibrio realistico, non idealizzato, ma capace di evitare il modellamento automatico sui principi utilitaristici dell’economia capitalistica. Solo così potremo avvicinarci, mediante un progressivo perfezionamento etico, a un Dare che sia libero dono di sé e a un Ricevere che sia gratitudine consapevole per la bellezza della vita al di là di ogni spirito di appropriazione.

0 commenti:

Posta un commento